La storia del TamilEelam e della sua occupazione da parte del governo dello Sri Lanka ha radici profonde che risalgono al periodo coloniale, quando l’isola fu contesa e dominata da diverse potenze europee. Questa storia di colonizzazione, oppressione e resistenza ha modellato il destino del popolo Eelam Tamil, portandolo a lottare per i propri diritti e per un’autodeterminazione che è ancora oggi una questione di vitale importanza.

Il Periodo Coloniale e le Conseguenze sull’Isola

L’inizio del dominio coloniale sull’isola, attuale riconosciuta come SriLanka, avvenne nel 1505 con l’arrivo dei portoghesi, che instaurarono una presenza stabile. Seguita dal dominio olandese che non durò a lungo, poiché nel XVIII secolo l’isola passò sotto il controllo britannico, che unificò tutti i regni in un’unica entità amministrativa nel 1833.

Durante il periodo coloniale, l’isola fu sfruttata per le sue risorse naturali, come caffè, gomma e tè. L’introduzione di nuove tecniche agricole e di produzione portò a cambiamenti significativi, tra cui l’inizio di un sistema educativo basato sul modello occidentale. Nonostante queste innovazioni, il dominio coloniale aveva creato una base di disuguaglianza sociale ed economica.

1948: Indipendenza dello Sri Lanka – L’inizio di un periodo oscuro per il popolo Eelam Tamil

L’indipendenza dello Sri Lanka, ottenuta il 4 febbraio 1948, segna l’inizio di un periodo oscuro per gli Eelam Tamil, aventi una propria lingua, cultura e territorio storico nel nord-est dell’isola, conosciuto come TamilEelam. Gli inglesi, nel lasciare l’isola, non considerarono le dinamiche etniche interne e consegnarono il potere ai cingalesi, dando inizio a decenni di discriminazione e genocidio contro i Tamil, ancora oggi in corso.

Subito dopo l’indipendenza, il governo dello Sri Lanka iniziò a implementare leggi apertamente discriminatorie, utilizzando come propaganda la narrativa che i Tamil fossero una minoranza da tenere sotto controllo. Tuttavia, nel territorio del TamilEelam, i Tamil costituivano la maggioranza e rivendicavano il diritto alla propria autodeterminazione.

1956, Sinhala Only Act: Cingalese lingua ufficiale dell’intera isola

Uno dei primi atti significativi di discriminazione fu l’introduzione del Sinhala Only Act nel 1956, una legge che stabiliva il cingalese come unica lingua ufficiale dello Sri Lanka. Questa misura non solo escludeva i Tamil, che parlavano la lingua tamil, dalla partecipazione nei settori politico, amministrativo e educativo, ma comportava anche la perdita di lavoro per molti di loro, alimentando un sentimento crescente di emarginazione. Le proteste pacifiche organizzate dai Tamil per opporsi a questa legge furono brutalmente represse, sfociando in violenze e pogrom orchestrati dal governo contro la comunità Tamil.

Riforma Universitaria degli Anni ’70: Agli Studenti Tamil Richiesti Voti Più Alti per l’Accesso alle Università rispetto ai Coetanei Cingalesi

Nel 1970, il governo introdusse una riforma educativa che discriminava apertamente gli studenti Tamil, richiedendo loro punteggi più alti rispetto ai loro coetanei cingalesi per accedere all’università. Questa politica razzista mirava a limitare le opportunità educative per i giovani Tamil, alimentando ulteriormente il malcontento.

Di fronte alla continua discriminazione e all’assenza di risposte da parte del governo, i partiti Tamil si unirono nel 1976 e approvarono la Risoluzione di Vaddukottai, che affermava la necessità di fondare uno stato indipendente, il TamilEelam, per garantire la sopravvivenza del popolo Tamil.

Genocidio Culturale e Black July

Il governo rispose con atti di cancellazione dell’identità Tamil, come l’incendio della biblioteca di Jaffna nel 1981, un evento noto come Genocidio Culturale. Questo atto distrusse migliaia di manoscritti rari e preziosi, segnando una perdita irreparabile per la storia e la cultura Tamil.

Il culmine delle violenze contro i Tamil si verificò durante il Black July del 1983, un pogrom brutale in cui oltre 3.000 civili Tamil furono uccisi e bruciati vivi, e circa 100.000 furono costretti a fuggire dalle loro case. Il governo sfruttò questo tragico evento per reprimere i partiti politici che sostenevano l’indipendenza del TamilEelam, accusandoli di essere responsabili delle violenze. A seguito del Black July, molti giovani Tamil, esasperati dalla continua discriminazione e oppressione, decisero di unirsi a movimenti armati di guerriglia per resistere all’ingiustizia. Altri, invece, scelsero di abbandonare l’isola in cerca di salvezza, dando vita alla Diaspora Tamil.

Il Culmine di un Genocidio: Maggio 2009 e la Lotta Continua del Popolo Eelam Tamil

Maggio 2009 rappresenta l’apice di un processo genocida le cui radici risalgono a oltre settant’anni fa. Durante questo lungo periodo, il popolo Eelam Tamil ha subito persecuzioni, discriminazioni e violenze sistematiche da parte del governo dello Sri Lanka, con l’obiettivo dichiarato di annientare una nazione dotata di una propria identità, storia, lingua, religione e madrepatria, il TamilEelam.

Il 18 maggio è stato scelto dal popolo Eelam Tamil come giornata internazionale del genocidio degli Eelam Tamil perpetrato dal governo dello Sri Lanka. Questa data non solo commemora le sofferenze inflitte, ma mantiene viva la speranza di un futuro in cui il TamilEelam possa finalmente liberarsi dalle oppressioni e riconquistare la propria autonomia. Questo giorno è indimenticabile per gli Eelam Tamil ed è noto come la giornata contro il genocidio del popolo Eelam Tamil.

Il 18 maggio segna per gli Eelam Tamil il culmine del genocidio sistematico perpetrato dal governo dello Sri Lanka, un evento che causò la morte di decine di migliaia di civili e la sparizione di oltre 146.679 persone, di cui non si hanno più notizie. Il genocidio continua ancora oggi inesorabilmente sotto forme più subdole, come politiche di discriminazione e occupazioni militari nei territori Tamil.

Il governo dello Sri Lanka continua a eludere qualsiasi richiesta di investigazione e di avvio di un processo per i crimini commessi, e il ritardo della comunità internazionale fornisce il tempo necessario per la cancellazione delle prove. Tuttavia, i Tamil non si arrendono e continuano a lottare per la giustizia e il riconoscimento dei diritti violati. Nel percorso verso la giustizia e la rivendicazione dei diritti calpestati, il diritto all’autodeterminazione riveste un’importanza fondamentale.

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